lunedì 2 gennaio 2012

Una nuova concezione di atleta

Rispetto al passato, la preparazione atletica negli sport di squadra si sta evolvendo e sta scoprendo un nuovo metodo di intendere il corpo umano e quindi l’atleta, come sempre in ritardo rispetto ad altri settori come quello fisioterapico. Ora il corpo viene pensato come un sistema meccanico paragonabile a una macchina a 4 ruote motrici; molto spesso si pensa che l’elemento propulsore sia dato solo da 2 ruote (gli arti inferiori), quando invece il sistema propulsore dell’atleta è a 4 ruote motrici, esistono anche gli arti superiori che sono collegati all’assiale posteriore da un sistema di trasmissione che è il “core”. Lo stesso core, ormai concetto molto diffuso, è un concetto che sta cambiando e si sta evolvendo, si parla di pilastro, visto le innumerevoli connessioni con il resto del corpo.
Ormai non si pensa più a un sistema-atleta architetturalmente fatto come una casa di mattoni (visione solo verticale) dove se si rompe un mattone bisogna andare a ricercare la causa del crollo in quel singolo mattone o lì intorno, ma si pensa al corpo umano con un concetto di “biotensegrità”, che funziona su rapporti di spinte e trazioni; per cui quando si rompe un qualcosa da una parte, il motivo molto probabilmente non è lì, ma a qualche cm o metro di distanza.
Anche il modello di dinamica è cambiato, ora si parla di catene cinetiche, anche se i primi studi su questo argomento risalgono agli anni ‘80: dal più semplice al più complesso l’attuazione di ogni movimento finalizzato è l’espressione diretta di una sequenza cinetica.
La sequenza cinetica è propagazione di un’onda motoria, generata dalla più solida stabilità del nucleo centrale, e diffusa alla più efficace mobilità dei segmenti distali. I punti di stabilità sulla catena cinetica sono 3:
-          Anca
-          Core
-          Sistema scapolare
La stabilità di questi punti rende possibile il movimento in sicurezza all’atleta.
Va detto che in un certo senso questi concetti non sono altro che scoprire l’acqua calda visto che Il dare tutta questa importanza a determinati punti nel nostro corpo esiste da moltissimo tempo: per esempio già nel Taiji Quan, si parla di “nove perle”.
Ultimo concetto che vorrei proporre in questo post, e che conferma la nuova concezione dell’atleta, è la miofascia. Bisogna premettere che nel nostro corpo ci sono dei sistemi, sistemi olistici, che sono quei sistemi che, togliendo la pelle al corpo, mantengono la stessa forma del corpo con la pelle; sono il sistema muscolare, quello vascolare, quello nervoso e quello fasciale.
Il sistema fasciale o miofascia è un sistema connettivo che contiene tutto il resto; quando si parla di sequenze cinetiche, si parla proprio di attivazione fasciale, e addirittura si pensa che la sede della memoria dei movimenti sia la fascia.
Ecco perché in questa nuova concezione non esistono oltre 600 muscoli ma uno solo: la fascia che li racchiude tutti; questo concetto cambia molto il modo di pensare l’allenamento che, come già esposto in precedenza, deve essere movimento, adattabilità e sincretismo.
Inoltre si va sempre più verso l’utilizzo di attrezzi per il rilascio di alcuni punti della fascia soggetti a accorciamento come nella tecnica di auto rilasciamento miofasciale con ad esempio l’utilizzo ei rulli. Ci sono autostrade che possono essere implementate nel campo della flessibilità, superando il dibattito tra stretching statico e dinamico, indirizzando l’allungamento verso dei riferimenti sulla catena fasciale: catena fasciale anteriore, anteriore crociata, posteriore crociata, laterale, laterale crociata, ecc… magari di questo ne parleremo in un post apposito in futuro!
Spero che questa mia esposizione possa aver almeno incuriosito alcuni di voi…poi sta a noi addetti ai lavori approfondire ed aggiornarci.
A presto
Ciao

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